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Un gioco sugli stereotipi per fare inclusione in azienda: streghe!

Attività primaria del gioco sugli stereotipi: discussione di gruppo

Quando si parla di stereotipi nei contesti organizzativi, il rischio è sempre lo stesso: restare su un piano teorico. Si nominano bias, pregiudizi, inclusione, ma spesso senza creare uno spazio in cui questi fenomeni possano essere osservati mentre accadono. Questo è esattamente il punto in cui un gioco sugli stereotipi può fare la differenza, trasformando un tema astratto in un’esperienza concreta.


Il gioco delle streghe nasce proprio con questo obiettivo. Non è un esercizio teorico né una lezione frontale, ma un dispositivo esperienziale che permette di lavorare su stereotipi e inclusione attraverso una dinamica semplice ma estremamente efficace.


Come funziona il gioco sugli stereotipi


Il setting è semplice: un gruppo di partecipanti, di solito tra le 10 e le 30 persone, riceve un ruolo segreto. I ruoli possibili sono due, cittadina oppure strega, ma questo è il primo elemento su cui si costruisce l’intera esperienza: in realtà, nessuna persona riceve il ruolo di strega. Tutte sono cittadine.


Questa informazione non viene condivisa.


La consegna è altrettanto essenziale: entro 20 minuti le partecipanti devono organizzarsi in gruppi e, alla fine del tempo, ogni gruppo dovrà essere composto esclusivamente da cittadine. Se anche una sola strega dovesse essere presente, il gruppo non sarebbe valido.

Non vengono forniti criteri per distinguere le streghe, né strumenti per verificarne l’identità.


Tutto si gioca sull’incertezza. Ed è proprio questa incertezza a rendere il gioco uno strumento così potente per lavorare sull’inclusione.


Cosa succede durante il gioco: dinamiche di stereotipo e inclusione


Nella fase iniziale, il comportamento è generalmente collaborativo. Le persone iniziano a parlarsi, si muovono nello spazio, provano a costruire gruppi abbastanza ampi. Non c’è ancora una percezione forte del rischio.

Poi, gradualmente, il clima cambia.


L’assenza di informazioni chiare apre uno spazio interpretativo. Le partecipanti iniziano a fare domande, a osservare segnali, a cercare coerenze o incoerenze nei comportamenti altrui. Si attivano meccanismi di lettura che non sono basati su dati oggettivi, ma su impressioni, intuizioni, piccoli indizi.


È qui che nasce lo stereotipo.


I gruppi iniziano a restringersi, le dinamiche si fanno più selettive, alcune persone vengono escluse senza una motivazione esplicita. Non perché abbiano fatto qualcosa di verificabile, ma perché, in assenza di certezze, diventano potenzialmente rischiose.

Alla fine del tempo, il risultato è quasi sempre lo stesso: pochi gruppi molto piccoli e diverse persone rimaste isolate. Un sistema inizialmente aperto diventa progressivamente esclusivo.


Il momento della rivelazione: quando lo stereotipo si smonta


Quando l’attività si interrompe, viene fatta una domanda semplice: chi è una strega?

Nessuna mano si alza.

Gioco sugli stereotipi: creazione dei gruppi. Da inclusione ad esclusione

A quel punto viene esplicitato ciò che il facilitatore sapeva fin dall’inizio: non esistono streghe, tutte le partecipanti sono cittadine.


Il problema non è mai esistito. Gli effetti sì.


Quello che emerge non è tanto la sorpresa per il “trucco”, quanto la presa di consapevolezza rispetto ai comportamenti messi in atto nei venti minuti precedenti. Il gioco rende visibile come sia possibile costruire esclusione partendo da qualcosa che non esiste.


Perché questo gioco funziona per lavorare sugli stereotipi


Dal punto di vista metodologico, il gioco si inserisce in una tradizione più ampia di utilizzo del gioco come strumento psicosociale. Durante la conferenza internazionale della World Association for Positive and Transcultural Psychotherapy del 2024, il gioco è stato presentato non come un semplice supporto didattico, ma come un vero e proprio dispositivo capace di attivare processi profondi di lettura della realtà.


Uno degli elementi più rilevanti è il fatto che l’esperienza ludica consente di bypassare il livello puramente cognitivo. Le persone non stanno discutendo di stereotipi, li stanno utilizzando per prendere decisioni in tempo reale. Questo rende visibili meccanismi che, in un contesto discorsivo, resterebbero nascosti o razionalizzati.

In termini più operativi, il gioco mette in evidenza alcuni processi chiave:

  • la tendenza a colmare l’assenza di informazioni con ipotesi

  • l’uso di segnali deboli per costruire giudizi

  • la progressiva riduzione del rischio attraverso l’esclusione

  • la trasformazione di un dubbio in criterio decisionale


Questi elementi sono coerenti con ciò che in ambito psicologico viene descritto come “micro-trauma relazionale”: piccole dinamiche di esclusione che, sommate nel tempo, producono effetti concreti sulla qualità delle relazioni e sul senso di appartenenza.


Applicare il gioco sugli stereotipi in azienda



Definire lo stereotipo attraverso il gioco per lavorare sull'inclusione in azienda

Trasportata all’interno di un’organizzazione, questa dinamica è tutt’altro che astratta. Il gioco rende osservabile, in forma concentrata, ciò che accade quotidianamente nei team: decisioni prese su base percettiva, persone escluse da opportunità per mancanza di fiducia, costruzione di narrazioni informali che influenzano i comportamenti.


Non è una simulazione lontana dalla realtà. È una versione accelerata della realtà.


Il punto non è stabilire se questi meccanismi siano giusti o sbagliati, ma renderli visibili mentre accadono. Solo in quel momento diventa possibile discuterli in modo concreto, partendo da un’esperienza condivisa e non da un modello teorico.


Un approccio pratico per lavorare su inclusione e stereotipi


Ciò che distingue questo tipo di attività da molte iniziative sulla DE&I è la sua natura operativa. Non richiede conoscenze pregresse, non introduce concetti complessi e non si basa su contenuti da apprendere. Funziona perché crea una situazione in cui le persone agiscono e, solo successivamente, rileggono ciò che è accaduto.


L’apprendimento non arriva dalla spiegazione, ma dal riconoscimento.

Ed è qui che il gioco diventa uno strumento concreto per lavorare sull’inclusione.


Vuoi portare un gioco sugli stereotipi nella tua azienda?


Se stai lavorando su temi come inclusione, clima aziendale o collaborazione tra team e vuoi introdurre strumenti pratici, concreti e realmente coinvolgenti, attività come il gioco delle streghe possono diventare un punto di partenza molto efficace.


Se ti interessa capire come adattare la formazione attraverso il gioco al tuo contesto organizzativo, puoi prenotare una call e iniziare a ragionarci insieme: PARLIAMONE!

 
 
 

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